31 gennaio 2014

Fukushima: “don’t worry, be happy”

“What You Should and Shouldn’t Worry about after the Fukushima Nuclear Meltdowns“, così viene presentato su Scientific American un articolo che si pone come obiettivo quello di analizzare la situazione della centrale di Fukushima a quasi due anni dal disastro. Come sempre l’articolo è stato ripreso sulla versione italiana, Le Scienze, in “Fukushima: per cosa preoccuparsi e per cosa no“,

uno dei primi punti affrontati è quello dei pennacchi di vapore che ancora si levano dalla centrale e che hanno destato più di una preoccupazione all’inizio dell’anno come riportato da diversi notiziari, ne prendiamo uno a caso, quello di Tiscali:
Inspiegabili pennacchi di vapore radioattivo stanno fuoriuscendo dall’edificio del reattore 3 di Fukushima. Ricordiamo che il reattore 3 di Fukushina Dai-ichi è esploso il 13 marzo del 2011, danneggiando il contenimento dell’edificio e emettendo un’ enorme quantità di radiazioni. Dopo l’intervento dei “liquidatori” e l’iniezione di grandissime quantità di acqua, secondo la Tokyo Electric Power Company (Tepco) e il governo giapponese, la situazione era stata messa sotto controllo, ma la recrudescenza di alcuni fenomeni, come la recente fuoriuscita del vapore, non promette nulla di buono. I portavoce della Tepco hanno affermato di non avere un’idea precisa circa la causa e la provenienza delle emissioni, perché i livelli di radiazioni letali e i danneggiamenti alla struttura del reattore 3, rendono ancora impossibile ispezionare in maniera approfondita l’interno dell’edificio. Le ipotesi ufficiali prospettate dall’azienda sono varie, tra queste:
Ipotesi 1: fusione in atto.
La piscina di stoccaggio del combustibile del reattore 3 ospita ancora circa 89 tonnellate di combustibile nucleare Mox a base di plutonio, composto da 514 barre di combustibile. Da quando è avvenuta l’esplosione, i tecnici della Tepco sono preoccupati che la piscina di stoccaggio del combustibile esaurito si prosciughi, perché le barre di combustibile esaurito fortemente radioattive, potrebbero fondere e produrre ulteriori significative emissioni nell’atmosfera. Se fosse questo il caso, l’acqua avrebbe cominciato a surriscaldarsi e a produrre nuvole di vapore, prima di una fusione completa. Questa eventualità, che avrebbe conseguenze disastrose, sembra essere relativamente improbabile, tuttavia l’emittente Turner Radio Network sta consigliando alle popolazioni che vivono sulla costa occidentale del Nord America, a pepararsi al peggio, nel caso che inizi una fusione del combustibile esaurito. Nessun avviso ufficiale è stato ancora rilasciato sulle due coste del Pacifico interessate.
Ipotesi 2: il “corium” ha raggiunto le acque sotterranee.
Lo stesso reattore 3 che conteneva 566 barre di combustibile, ha registrato una fusione completa. La posizione del combustibile fuso, noto come “corium”, è sconosciuta, ma potrebbe essersi fatto strada attraverso la base del reattore, penetrando nel terreno sottostante. Questa situazione potrebbe produrre vapore, se il corium caldo fosse venuto a contatto con le acque sotterranee, e in questo caso il rilascio di contaminazione radioattiva potrebbe interessare a breve l’Oceano Pacifico.
Ipotesi 3: acqua piovana sugli elementi stray fuel/reattore.
Una spiegazione alternativa è che i pennacchi di vapore potrebbero essere causati da combustibile disperso (stray fuel) e da frammenti di barre del reattore – che a loro volta producono notevoli quantità di calore – che entrano in contatto con l’acqua piovana che filtra attraverso la struttura danneggiata e senza tetto. Secondo un post di Fairewinds Energy Education pubblicato su Facebook, il reattore sta producendo circa 1 MW di calore, pari a 1.000 cucine elettriche da 1KW, in maniera sufficiente da produrre grandi quantità di vapore. Questo darebbe una spiegazione meno preoccupante, in quanto la radioattività sarebbe in continuo declino, con la produzione di calore e l’aumento del volume di vapore. Questa sarebbe l’eventualità meno preoccupante, anche se attualmente le fuoriuscite in atto stanno comunque apportando notevoli quantità di radiazioni nell’atmosfera.


Come leggiamo la TEPCO, l’azienda che segue la vicenda, ha prospettato tre possibili spiegazioni per il vapore che attualmente esce dal reattore, due sono molto allarmanti, solo la terza è tranquillizzante perché parla di acqua piovana che cadendo su strutture calde evapora. Ma vediamo cosa dice al riguardo Scientific American:
…il vapore che ha scatenato questa preoccupazione è semplicemente il risultato delle condizioni atmosferiche e di un reattore che è ancora caldo per la fusione del 2011.
E’ come vedere il respiro quando fa molto freddo. Quasi tre anni dopo la catastrofe, i reattori di Fukushima sono ancora caldi a causa del perdurante decadimento radioattivo del combustibile nucleare danneggiato. E’ per questo che il combustibile nucleare esausto riposa in vasche di raffreddamento per anni dopo lo spegnimento di un reattore a fissione. Secondo Fairewinds Energy, un gruppo impegnato nella promozione della sicurezza nucleare, le scorie radioattive di Fukushima stanno ancora emettendo circa un milione di watt termici.


Secondo un gruppo, che non è la TEPCO, non ci sarebbe niente da preoccuparsi, si tratta solo del calore residuo, cioè dell’ipotesi n°3 della TEPCO. E come lo sanno loro? Lo immaginano, come dichiarato poco dopo:
È una fortuna che le leggi fisiche ci dicano che non c’è ragione di preoccuparsene, perché un controllo diretto è impossibile. A causa della fusione del reattore, i livelli di radiazione sono troppo elevati perché un essere umano vi entri senza riceverne una dose inaccettabile.
Insomma, nessuno sa cosa stia succedendo al reattore perché non è possibile fare un sopralluogo, ma non c’è ragione di preoccuparsi.
Il secondo problema è la radioattività nei pesci, al riguardo sembra che il problema esista per quelli pescati nelle vicinanze della centrale, come conferma RT, per gli altri la diluizione dovrebbe essere sufficientemente alta, vorrà dire che per prudenza d’ora in poi dal pescivendolo ci si andrà col contatore Geiger.
Un passaggio di una certa comicità, fuori luogo visto l’argomento, viene fornito riguardo i cambiamenti che hanno riguardato le forme di vita dei fondali marini:
La contaminazione radioattiva di Fukushima non è neppure la causa dei cambiamenti nella vita sui fondali marini del Pacifico osservati negli ultimi anni al largo della costa occidentale degli Stati Uniti. Questi cambiamenti derivano molto probabilmente dalle abbondanti quantità di anidride carbonica emessa dalle centrali elettriche a combustibile fossile che stanno cambiando il clima e di conseguenza i minuscoli vegetali conosciuti come fitoplancton, che rappresentano la base della catena alimentare marina.

E ti pareva che non veniva colta l’occasione per fare un po’ di propaganda all’IPCC e alla teoria delGlobal Warming Antropico… si parla del rischio contaminazione radioattiva ma vuoi mettere la minaccia della CO2? E poi che c’entra il fitoplancton che vive in superficie con i cambiamenti sui fondali? Niente, inutile sperare in un po’ più di chiarezza.
La quantità di radiazioni che potrebbe essere riversata in mare viene poi confrontata con quella immessa dai test nucleari degli anni ’40 fino agli ’80:
Quando si parla di radiazioni, i test nucleari effettuati dal 1940 al 1980 hanno contribuito alla radioattività negli oceani in misura di per vari ordini di grandezza superiore rispetto all’incidente di Fukushima
Ma leggendo quanto riportato dalla Reuters qualche tempo prima, il 13 agosto 2013, il paragone non sembra più così rassicurante:
(Reuters) – The operator of Japan’s crippled Fukushima nuclear plant is preparing to remove 400 tons of highly irradiated spent fuel from a damaged reactor building, a dangerous operation that has never been attempted before on this scale.
Containing radiation equivalent to 14,000 times the amount released in the atomic bomb attack on Hiroshima 68 years ago


Le barre di combustibile nucleare contenuto a Fukushima contengono radiazioni pari a ben 14.000 volte la bomba di Hiroshima. Non sembra esattamente la stessa cosa riferita da SA.
Quello che infine viene correttamente riportato è invece il pericolo legato alla rimozione delle barre per il trasporto in luogo sicuro, anche se non ci si sofferma troppo sull’entità di questo rischio.
Complessivamente si può dire che si tratta di un articolo studiato per tranquillizzare gli abitanti della West Coast, intento che viene confermato dalla conclusione che insiste nelle rassicurazioni che però sono relative alla sola fuoriuscita di vapore:
Come osserva McIntyre della NRC: “Consigliare agli abitanti della costa occidentale del Nord America di acquistare mezzi di protezione dalle radiazioni a causa di questo vapore è da irresponsabili”.

Probabilmente McIntyre ha ragione, comunque noi siamo contenti di non abitare sulla costa occidentale del Nord America.
http://www.signoraggio.it/fukushima-dont-worry-be-happy/

2 commenti:

Anonimo ha detto...

mi fanno male gli occhi a leggere su nero.e molto fastidioso.

Anonimo ha detto...

Confermo pure io,mi fanno male gli occhi a leggere sullo sfondo nero. È molto fastidioso.

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