30 luglio 2015

Malattia mentale: per gli sciamani è un dono

Malattia mentale. Già il solo fatto di pronunciare queste parole ci mette a disagio.




Nella nostra società tutto ciò che a che fare con le emozioni, con le difficoltà e con l’incomprensibile spaventa e di conseguenza si preferisce inibire tutto ciò piuttosto che affrontarlo e capirlo.

Fortunatamente non viviamo tutti allo stesso modo e confrontarci con culture diverse dalla nostra è un vero toccasana.

Pensate che la malattia mentale per gli sciamani non è considerata un problema bensì un dono da custodire e da scartare pian piano. E’ un segno da cogliere e accogliere. Solo se ci si pone in questo modo chi è considerato affetto da malattia mentale può trasformarsi in guaritore.

A capovolgere il nostro punto di vista sulla malattia mentale è Malidoma Patrice Somé, uno scrittore africano originario delle tribù dei Dagora che mediante i suoi libri cerca di portare un pò di Africa in Occidente. Grazie ai suoi scritti comprendiamo le meravigliose abitudini dei popoli africani, l’importanza dei loro riti, la bellezza della loro cultura.

Malidoma (che vuole dire “amico degli stranieri”) fu rapito all’età di 4 anni da missionari gesuiti con l’intento di convertirlo al cristianesimo. Riuscì a scappare solo a 20 anni. Quando ritornò tra il suo popolo, gli sciamani, dovette riapprendere tutte le sue origini, le abitudini, la lingua. Si riappropriò del suo mondo e decise di raccontarlo a tutte le culture.

La malattia mentale per il popolo Dagara è “una buona notizia”. Significa che quella persona è stata scelta come ponte tra questo mondo e quello spirituale, dovrà affrontare una crisi personale per poter far nascere il guaritore che è in sè.

Il concetto è straordinario. Solo affrontando le proprie fatiche riesce ad emergere l’Io vero, guarito, forte ed in grado finalmente di possedere una saggezza tale da poterla donare agli altri.

Malidoma giunse negli Stati Uniti nel 1980 e lì ebbe un’esperienza importante che lo convinse ancora di più a diffondere il più possibile le tradizioni africane nel mondo. Venne a conoscenza di come venivano “curati” i malati mentali in Occidente.

Queste le sue parole:



Ero così scioccato. Quella fu la prima volta che mi sono ritrovato faccia a faccia con ciò che viene fatto qui alle persone che presentano gli stessi sintomi che ho visto nel mio villaggio.

Camicie di forza, farmaci, celle di contenimento… una realtà che lo scioccò non poco. Pensò:


Così è questo il modo in cui i guaritori che stanno tentando di nascere vengono trattati in questa cultura. Che peccato! Che peccato che una persona finalmente allineata con la potenza dall’altro mondo venga così sprecata.


Nel popolo Dagara tutta la comunità aiuta la persona con malattia mentale a rendere armoniose le energie di questo e dell’altro mondo. La crisi personale sfocia sempre nella nascita di un guaritore. Questa nascita avviene in seguito a rituali messi in atto per ricongiungere le due energie. Talvolta può capitare che esistano solo energie negative che non portano alla nascita di un guaritore: queste energie vengono identificate e, sempre mediante rituali appositi, rimosse da quella persona.

Non dobbiamo pensare al rituale come a qualcosa di magico ma come un atto simbolico importantissimo. La nostra società occidentale è purtroppo povera di rituali e ne risentiamo non poco di questa mancanza.

Lo stesso Malidoma afferma:


dire che il rituale è necessario nel mondo industrializzato è un eufemismo. Abbiamo visto con la mia gente che è probabilmente impossibile vivere una vita sana senza di esso.

Riti di giovani che dall’età infantile passano a quella adulta, riti di passaggio, falò che simboleggiano il bruciare la rabbia, l’ostilità… ogni rito porta con sè un simbolo carico di significato che solo per il fatto di riconoscerlo e agirlo fa stare bene.


Anche il filosofo Umberto Galimberti sottolinea più volte nei suoi libri l’importanza dei riti e la quasi totale assenza di essi nella nostra cultura.

Pensate che Malidoma portò con sè nel suo villaggio un ragazzo schizzofrenico con tendenze suicide, allucinazioni e gravi depressioni. I genitori di Alex, il ragazzo in questione, accettarono l’idea di Malidoma perchè non avevano visto mai un miglioramento nel figlio. Alex restò nel villaggio 4 anni per poi ritornare negli Stati Uniti ed intraprendere gli studi per diventare psicologo.

Malidoma ha scritto dei libri davvero interessanti sulla malattia mentale che s’intitolano “Dell’Acqua e dello Spirito” e “La saggezza guaritrice dell’Africa”.
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